Cauteruccio

Cauteruccio, l’ultimo architetto della Visione

Approfondimenti a Dedizioni del 16 Gennaio 2026


Casa della Musica di Rende

Negli ultimi mesi si è riaperto un dialogo progettuale tra Giancarlo Cauteruccio e Rende. L’orizzonte non era un “ritorno” per nostalgia, ma l’idea di mettere radici operative: lavorare su una struttura capace di produrre, ospitare e formare.

Ad oggi, però, va detto con chiarezza: non ci sono atti pubblici consultabili (almeno per quanto risulta finora). Quindi la Casa della Musica è, per ora, un progetto annunciato e un concept in definizione.

Dove e perché

L’impostazione sarebbe quella di realizzare la struttura in continuità con il Museo del Presente, fisicamente attigua alla piazza antistante (Metropolis), con l’obiettivo di completare l’area come polo culturale.

Un’idea precisa: non “una stagione”, ma una filiera

Una sala della musica, se presa sul serio, non serve a “fare eventi”: serve a costruire continuità e capacità organizzativa. In concreto:

  • Programmazione pluriennale (non cartelloni a singhiozzo)
  • Competenze (tecnici, produzione, management)
  • Filiera (scuole, conservatori, università, professionisti)
  • Reputazione (attrarre artisti e pubblico, anche fuori regione)

Il dettaglio che conta: il tetto apribile

Il tetto apribile, se confermato, non è un vezzo: indica un’idea di spazio invernale ed estivo, con configurazioni diverse. Vuol dire tenere la struttura viva più mesi l’anno e ridurre la distanza tra sala e città.

“La morte di Cauteruccio rende questo punto più netto: o resta una frase commossa, oppure diventa un cantiere serio.”

La Rivoluzione Krypton e l’Estetica del Laser (1982–1989)

La Nascita di Krypton: Una Nuova Luce

Nel 1982, l’esperienza del Marchingegno confluisce e si evolve in una nuova entità: Multimedia Krypton (o semplicemente Krypton), fondata insieme alla compagna d’arte e di vita creativa Pina Izzi. La scelta del nome è programmatica: il Krypton è un gas nobile utilizzato nelle lampade fluorescenti e nei laser, ma evoca anche il pianeta d’origine di Superman e il concetto di “nascosto” (dal greco kryptos).

L’obiettivo della compagnia è esplicito: esplorare le intersezioni tra arti sceniche e nuove tecnologie. Non si tratta di usare la tecnologia come “effetto speciale”, ma come linguaggio drammaturgico autonomo.

L’opera manifesto di questa fondazione è Corpo, Ambient-Video-Laser (1982), presentata al Teatro Augusteo di Salerno. Lo spettacolo vince il premio Utaré e stabilisce le coordinate del “Metodo Krypton”:

  • Luce solida: Il laser non disegna solo figure sullo sfondo, ma crea volumi tridimensionali in cui gli attori entrano ed escono, venendo sezionati o ingabbiati dai fasci luminosi.
  • Video in diretta: L’uso di telecamere a circuito chiuso frammenta il corpo dell’attore, moltiplicandone la presenza sui monitor.

Eneide (1983): Il Big Bang del Teatro Multimediale

Il 1983 è l’anno della consacrazione. Cauteruccio concepisce un progetto ambizioso: rileggere l’Eneide di Virgilio non come un poema epico classico, ma come una narrazione postmoderna di esilio, guerra e fondazione, immersa in un universo estetico “cyber-arcaico”.

Per la colonna sonora, Cauteruccio compie una scelta audace. Invece di affidarsi a compositori accademici, si rivolge a una band dark-wave fiorentina emergente che provava nella storica cantina di via de’ Bardi: i Litfiba. Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi accettano la sfida di comporre un’opera rock per il teatro.

“Cauteruccio immerge la scena in una nebbia tagliata da laser verdi e rossi. I corpi degli attori si muovono come guerrieri spaziali in un tempo sospeso.”

Il risultato, Eneide di Krypton, debutta al Teatro Variety di Firenze e poi al Teatro Fabbricone di Prato, diventando immediatamente un cult generazionale. Lo spettacolo varca i confini nazionali e approda al prestigioso La MaMa Experimental Theatre Club di New York, ricevendo recensioni entusiaste dal New York Times.

Il Corpo del Sud – Dialetto, Identità e “Scandalo”

Mentre esplora il freddo universo di Beckett, Cauteruccio compie un movimento uguale e contrario: il ritorno alle origini calde e magmatiche della Calabria.

Il Dialetto come Suono

Negli anni Duemila, il regista recupera il dialetto calabrese non come elemento folclorico, ma come materiale sonoro “duro”, capace di spezzare la convenzione della lingua italiana teatrale.

In Roccu u Stortu (2001), su testo di Francesco Suriano, racconta la storia di un soldato calabrese nella Prima Guerra Mondiale. In Medea (2006-2007), basato su Corrado Alvaro, trasforma il mito in una tragedia dell’emigrazione: Medea è la straniera che possiede una sapienza arcaica che la “polis” razionale non può accettare.

Lo Scandalo del Corpo

Un capitolo fondamentale e intimo della produzione di Cauteruccio riguarda l’esplorazione della propria corporeità e identità.

Panza, Crianza, Ricordanza (2006): Il titolo è una dichiarazione di poetica. La “Panza” è il corpo ingombrante, il bisogno; la “Crianza” è l’educazione; la “Ricordanza” è la memoria.

Picchì mi guardi si tu si masculu? (2009): Spesso citato come uno dei momenti più coraggiosi del suo teatro, questo monologo vede Cauteruccio in scena con Peppe Voltarelli. Il testo affronta in modo diretto i temi dell’omosessualità e della diversità in un contesto arcaico, raccontando lo “struggimento per un amore che fa scandalo”.

La Distruzione della Memoria

La Cronaca di un Disastro Annunciato

Il 2015 rappresenta lo spartiacque drammatico. Una congiuntura sfavorevole di tagli ai finanziamenti pubblici colpisce la compagnia Krypton. Costretto a lasciare il Teatro Studio di Scandicci dopo 23 anni, Cauteruccio si trova di fronte a un problema logistico insormontabile: dove collocare quarant’anni di materiale scenico?

Lo Sfratto e il Macero

Il regista lancia appelli disperati alle istituzioni fiorentine e toscane per salvare l’archivio. Le risposte sono vaghe, i tavoli tecnici si arenano. Nel marzo 2016, accade l’irreparabile.

Nell’impossibilità di pagare un magazzino privato, la compagnia è costretta a chiamare le ditte di smaltimento. Tutto finisce al macero: scenografie (incluse quelle dell’Eneide), costumi, props e un archivio audiovisivo di inestimabile valore.

“Uno strazio indescrivibile. Il Teatro Studio Krypton era come un figlio per me, io che di figli non ne ho mai avuti.”

La distruzione fisica dell’archivio viene denunciata dalla stampa come uno “scempio culturale”, sollevando interrogativi inquietanti sulla capacità del sistema italiano di preservare la memoria delle arti effimere.

Competenze

Postato il

Gennaio 12, 2026

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