TURISMO | DEDIZIONI

Falconara Albanese, sentinella arbëreshe sul Tirreno

Unica comunità italo-albanese affacciata sulla costa tirrenica cosentina, Falconara custodisce tra le pieghe della rupe Kurtina, le tele di Pascaletti e un dialetto arcaico l'identità tenace di un popolo fuggito nel Quattrocento dall'avanzata ottomana.

DI VANESSA CUCONATO


La Calabria è terra dal fascino indiscutibile, regione dalle contraddizioni paesaggistiche e al contempo luogo simbolico e storico-artistico di grande interesse. Aspetti rinvenibili in ogni angolo inaspettato e ulteriormente arricchiti dalla presenza arbëreshe.

«Spara prima all’albanese e poi al lupo»

Così recita un antico detto popolare, probabilmente dovuto alla proverbiale scaltrezza attribuita a queste genti, che scelsero di insediarsi in luoghi impervi e difficilmente raggiungibili dal mare.

Salendo da Torremezzo lungo pochi chilometri di curve tortuose, si raggiunge il borgo di Falconara, confinante con Fiumefreddo Bruzio (scelto a suo tempo come dimora estiva dal maestro Salvatore Fiume). Il toponimo “Falconara” è verosimilmente legato all’allevamento dei falchi o alla presenza di postazioni difensive dotate di piccoli pezzi d’artiglieria detti appunto “falconi”.

Anche arrivandovi di notte, si coglie l’assetto urbanistico tipico delle comunità arbëreshe, raccolte su se stesse ma capaci di attrarre lo sguardo del visitatore.

Falconara Albanese, il Castelluccio sulla rupe Kurtina
Falconara Albanese, il Castelluccio sulla rupe Kurtina visto dal basso.

L’attenzione è subito catturata dalla rupe “Kurtina”, un monolite alto circa cinquanta metri su cui svetta il “Castelluccio”, una singolare costruzione tinteggiata di bianco, raggiungibile al termine di una caratteristica gradinata a rampe.

Il sito venne popolato dai profughi albanesi in seguito all'avanzata e all'occupazione ottomana dei loro territori. A cercare scampo nel Meridione furono contadini e popolazioni in fuga dal dominio turco. Con la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg nel 1468 e la progressiva caduta delle piazzeforti balcaniche, i fuggiaschi trovarono accoglienza presso Ferdinando I d’Aragona nel Regno di Napoli.

Sbarcati nei porti del Regno, vennero accolti con favore sia per la tradizionale alleanza dinastica maturata sin dall’epoca angioina, sia per il loro ruolo di strenui difensori della cristianità. In seguito, le comunità si radicarono in Puglia, in Basilicata e soprattutto in Calabria, attestandosi prevalentemente nell’area del Pollino.

Falconara Albanese, scorcio del centro storico lungo via Girolamo De Rada
Falconara Albanese, scorcio caratteristico del centro storico (via Girolamo De Rada).

Falconara, con il suo affaccio a picco sul mare, costituisce l’unica eccezione: è l’unico insediamento arbëresh affacciato sul versante tirrenico. Secondo la tradizione, le famiglie originarie – dopo una prima sosta tra Crosia e Scutari e una nuova fuga a causa delle incursioni turche – furono spinte da una tempesta verso il litorale di Torremezzo; da lì risalirono l'entroterra, stabilendosi su un’altura protetta e difficilmente espugnabile.

Borgo bilingue e fiero delle proprie radici, Falconara conserva intatta, come ha rilevato lo studioso Martin Camaj, una parlata arcaica e preziosa. A questo proposito, lo studioso Édouard Schneider giunse a considerare l’albanese fra le lingue più antiche d'Europa e i suoi parlanti eredi di una stirpe antichissima.

Per chi visita il paese, la località regala oggi frescura e ristoro sotto il verde fitto della vegetazione e i sapori genuini della tradizione gastronomica locale. Frequenti sono i richiami e le raffigurazioni di Scanderbeg, figura mitizzata come simbolo unificatore e custode dell’identità peculiare.

Chiesa di San Michele Arcangelo a Falconara Albanese
La chiesa di San Michele Arcangelo a Falconara Albanese. All'interno custodisce la tela di Giuseppe Pascaletti raffigurante la Vergine trafitta da sette spade: a sinistra l’Arcangelo Michele mostra a San Francesco di Paola il sole della Carità, attorniati da angeli.

La testimonianza artistica e religiosa più rilevante a Falconara è custodita proprio nella chiesa seicentesca dedicata a San Michele Arcangelo: un prezioso dipinto di Giuseppe Pascaletti, uno dei pittori calabresi più insigni del Settecento, di nobili origini fiumefreddesi, attivo in diverse chiese del Cosentino ma presente con le sue opere anche a Napoli e Roma.