Incontri Silani 2026: la grande saggistica fa vibrare l’altopiano
Dal 10 al 30 agosto Camigliatello si è confermata crocevia di dibattito e memoria con la ventisettesima edizione della rassegna ideata da Egidio Bevilacqua e diretta da Elvira Pacenza.
CAMIGLIATELLO SILANO – Anche in questa estate 2026 l’aria sottile della Sila ha fatto da sfondo a un denso cantiere di pensiero critico. Dal 10 al 30 agosto, Camigliatello Silano si è confermata un presidio insostituibile per il dibattito saggistico e letterario ospitando la ventisettesima edizione di Incontri Silani… percorsi culturali…, la storica rassegna nata dall’intuizione dell’editore Egidio Bevilacqua, affiancato dalla direzione artistica di Elvira Pacenza, e promossa da DEA Editori e SilaIn4.
Un cartellone serrato che per tre settimane ha animato le sale dell’Hotel Tasso e gli spazi comunitari della Parrocchia SS. Roberto e Biagio, per poi approdare all’Hotel Camigliatello per l'appuntamento di chiusura, intrecciando costantemente identità calabrese, archivi storici, ricerca teologica e saggistica civile.
Ferrovie storiche, radici e narrazioni di Calabria
L’avvio della rassegna ha acceso i riflettori sulla memoria tecnologica e sull'ingegneria del territorio, grazie ai contributi di Fedele Sirianni (La BORSIG MCL 353 che ha conquistato la Sila Grande) e dello storico dei trasporti Stefano Maggi (Pietrarsa da officina a museo ferroviario). Dalla rotaia al calice, la narrazione delle radici produttive è proseguita con il viaggio enogastronomico tracciato da Saveria Sesto attorno al Moscato di Saracena.
Ampio risalto è stato riservato alle storie di comunità e alla dimensione memoriale della regione: dalla sensibilità narrativa di Rosa Runco (La bambina che guardava il mare) alla polifonia identitaria raccolta ne La Calabria cuntata dai calabresi, fino all'indagine pedagogica di Giuseppe Ferraro (La storia tra i banchi), che interroga il ruolo civile della scuola nel Mezzogiorno.
Grandi temi, teologia e la memoria di Cesare Pavese
Nella seconda metà di agosto la rassegna ha alzato il tiro verso la saggistica filosofica, storica e teologica. Momenti di profonda densità concettuale sono stati toccati con la discussione attorno alle tesi di Susannah Heschel su Il Gesù ariano, con la disamina del classico di William Montgomery Watt sulla Filosofia e teologia islamiche, e con la rilettura critica de Il carcere di Cesare Pavese curata dall'italianista Monica Lanzillotta.
L’economia reale e le vicende del lavoro calabrese hanno trovato voce nella documentata ricerca di Matteo Olivieri (Seta di Calabria. Storia economica di un'industria mediterranea), capace di restituire la memoria di un comparto manifatturiero un tempo leader nel Mediterraneo. A scandagliare le dinamiche dell'informazione pubblica e della contemporaneità hanno contribuito Annachiara e Domenico Valle con Come una vertigine. La Rai che era, che è e che sarà, insieme a una fitta serie di presentazioni e testimonianze animate da Rosario Branda, Francesco Scarcella, Antonio D'Elia, Amerigo Giuseppe Rota, Marcello Gallo, Massimo Felice Nisticò e Filippo Naccarato.
Il traguardo della ventisettesima edizione
Il percorso si è chiuso il 30 agosto all’Hotel Camigliatello con la presentazione del volume corale Semper ad maiora. Viaggio tra storie autentiche nello spirito del Gruppo Caffo, sintesi di un Mezzogiorno intraprendente che sa competere sui mercati globali partendo dalle proprie radici.
Un itinerario polifonico che dimostra come la montagna calabrese possa essere molto più di una meta turistica estiva: un laboratorio d’idee a cielo aperto dove i libri non sono arredo, ma chiavi per decifrare il tempo presente.
Ventisette anni di cultura in quota: la voce libera di Incontri Silani
Partiamo da un dato fondamentale: noi facciamo Incontri Silani innanzitutto per dare voce e promuovere le autrici, gli autori e l'editoria calabrese. In tutti questi anni abbiamo vissuto stagioni intensissime: ci sono state edizioni in cui presentavamo trenta o quaranta libri nell'arco di un mese, con una media di due o tre appuntamenti al giorno tra mattina, pomeriggio e sera.
Il pubblico ha sempre risposto con grande partecipazione. Naturalmente, essendo Camigliatello una località turistica, l'affluenza si modella anche sui flussi dei villeggianti. Negli anni passati, quando abbinavamo gli incontri all’evento L’Asilo in Quattro unendo le degustazioni tipiche alla letteratura, la risposta era corale: chi saliva per la gastronomia finiva per fermarsi ad ascoltare il dibattito letterario. Successivamente, per scelte amministrative locali che hanno interrotto quell'esperienza, abbiamo concentrato ogni energia esclusivamente sui libri. Quest'anno l'edizione è stata molto partecipata, confermando che il bisogno di confronto culturale è vivo e costante.
Ricordarli tutti è un'impresa: parliamo di una media di venticinque o trenta presentazioni a stagione per ventisette anni. Ma ci sono stati momenti che hanno lasciato un segno profondo. Ricordo le presenze di Davide Giacalone a confrontarsi sulle dinamiche europee, oppure la presentazione straordinaria di Chiara Ingrao con un volume intenso dedicato alle storie e ai drammi dell'immigrazione.
Non sono mancate le occasioni di dibattito serrato sull'attualità: lo scorso anno abbiamo ospitato l'ingegnere Perone, professionista attivo in Emilia-Romagna, che è venuto in Sila a presentare una sua proposta progettuale per il Ponte sullo Stretto. Un tema caldo che ha sollevato non poche discussioni; ma la nostra forza è proprio questa: essere liberi, indipendenti e aperti al confronto senza preclusioni.
C’è un lavoro di ricerca preventiva meticoloso che comincia tre o quattro mesi prima della rassegna. Quest’anno, ad esempio, abbiamo portato all’attenzione del pubblico un saggio notevole sulla seta in Calabria, che documenta la grandezza storica del nostro comparto manifatturiero e tessile, e un testo controverso e stimolante sulla figura di Alarico, capace di accendere riflessioni storiche non banali.
Il filo conduttore resta la conoscenza della Calabria autentica: i costumi, le tradizioni, la memoria produttiva, le bellezze paesaggistiche e i borghi. Chi sale in montagna deve poter scoprire la complessità di questa terra oltre la superficie da cartolina.
A livello personale è una sfida che inorgoglisce: venendo dall'editoria, per me costruire momenti di dibattito attorno al libro è stato un approdo naturale. Al territorio lasciamo un'eredità concreta. In un contesto che spesso punta soltanto sulla ricettività e sul consumo gastronomico rapido, innestare eventi di pensiero significa lasciare una traccia duratura nella memoria di chi frequenta la Sila. Chi riparte da Camigliatello non torna a casa soltanto con un volume sottobraccio, ma con la consapevolezza di aver scoperto radici, storie e prospettive che prima ignorava.
Le istituzioni locali, per usare un eufemismo, sono state spesso non pervenute, quando non apertamente ostili. Noi abbiamo scelto deliberatamente l'autonomia: nei piccoli contesti la politica pretende troppo spesso di dettare la linea. A fronte di un contributo minimo, scatta la pretesa di imporre chi invitare, quale relatore far sedere al tavolo e quale libro escludere. Noi diciamo di no.
Troppi amministratori locali si trincerano ancora dietro il vecchio adagio secondo cui «con la cultura non si mangia». È una visione miope. Di cultura non solo si mangia, ma la cultura è l’ossigeno indispensabile per far crescere e formare le nuove generazioni. Tanti calabresi, se non partecipano a questi momenti, non conoscono nemmeno l'immenso patrimonio di borghi, cascate, monumenti e biodiversità che custodiamo. Se un’amministrazione boicotta anziché sostenere, noi andiamo avanti con le nostre sole gambe.
Non voglio fare sterili polemiche con i grandi appuntamenti come il Premio Caccuri, il Premio Sila o altre rassegne prestigiose: è sacrosanto invitare le firme di prima fascia del giornalismo e i grandi nomi nazionali della televisione e della carta stampata, perché richiamano pubblico e danno visibilità.
Tuttavia, queste manifestazioni dovrebbero compiere un atto di responsabilità: fare spazio anche a chi scrive e pubblica in Calabria. Se su una decina di ospiti non c’è posto per le autrici, gli autori e i piccoli editori del nostro territorio, la cultura regionale finisce ghettizzata in un angolo proprio a casa sua. Incontri Silani nasce per contrastare questa dinamica: accogliere il dibattito nazionale, ma tenere spalancata la porta a chi produce pensiero critico e memoria partendo dalla nostra terra.